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Centro
: Monumenti e arte
Torre dell’Orologio (o Torre
di Sopra)
E’
una tipica torre portaia che serviva a difendere il paese.
Oggi appare come una costruzione massiccia, di impianto
medioevale, con al culmine delle merlature e con i due quadranti
dell’orologio, uno rivolto all’interno ed uno
all’esterno del borgo. In passato era dotata di un
ponte levatoio per superare il fossato difensivo. La torre
era più alta di come oggi la vediamo ed era costruita
su tre lati, mentre il quarto, che dava verso l’interno
del borgo, era aperto secondo una tipologia tipica delle
torri portaie che lasciavano il lato verso il paese senza
possibilità di difesa nel caso che gli assalitori
occupassero la posizione. L’edificio, fortemente danneggiato
dal terremoto del 1873, fu abbassato e furono ricostruite
anche le merlature che ricordavano quelle precedenti.
Sulla torre era posta una campanella che serviva sia a scandire
i ritmi civili che a segnalare l’eventuale avvistamento
di nemici. Tale oggetto, datato 1474, fu asportata dall’esercito
austro–ungarico durante la prima guerra mondiale e
fu sostituto con un nuova campana alla fine delle ostilità.
In una stanzetta all’ultimo piano esiste ancora il
meccanismo dell’orologio originale.
Loggia del Municipio
La costruzione risale al XVI secolo, poggia su colonne che
racchiudono la Loggia, per cui l’edificio è
formato da uno spazio aperto al pianterreno e da un ampio
salone al primo piano. Nel XIX secolo la loggia venne chiusa
per ricavarne un vano, e a seguito di recenti restauri è
stata riportata al suo stato originario. Saggi di scavo
sulle fondamenta hanno messo in luce una pavimentazione
antica in mattoni. Sotto lo Loggia un tempo si teneva giustizia,
civile e criminale.
Oggi è sede dell’Associazione PROPORCIA
Palazzo Gherardini
Si tratta di un palazzo seicentesco, di proprietà
del ramo principesco dei conti di Porcia, che lo possedettero
fino agli ultimi anni del 1800. Dalla loro residenza di
Spittal, essi rientravano a Porcia di tanto in tanto e lo
abitavano per più mesi dell’anno. In seguito
a passaggi di proprietà fu occupato dai Bagnoli di
Bozzolo e poi dai marchesi Gherardini che lo cedettero infine
ad un privato che vi allestì per parecchi anni un
noto ristorante.
Durante la prima guerra mondiale fu adibito ad ospedale
di guerra e fu completamente bruciato dalle truppe austriache
in ritirata nella note del 31/10/1918. I marchesi Gherardini
provvedettero alla ristrutturazione solo di alcune stanze
sul lato sud e della facciata fino al primo piano. Originariamente
aveva la struttura degli antichi palazzi veneziani, con
una lunga scala centrale e quattro ambienti ai lati. Fanno
ancora bella mostra degli antichi splendori i bugnati settecenteschi
dei portali, le incorniciature in pietra d’Istria
di tutti i fori-finestra e le balaustre con colonnine.
Palazzo del Feudo
Proprio di fronte alla chiesa di S. Maria, si trova il Palazzo
del Feudo, costruzione che risale probabilmente alla metà
del ‘500. Presenta una facciata magnificamente ornata
con statue in stucco romano che rappresentano alcune deità
pagane (Venere, Nettuno, Giove, Cerbero, Igea). Originariamente
il solenne portale bugnato e stemmato, che da accesso ad
un negozio, era posto su un portone a destra dell’attuale
che dava accesso ad un giardinetto interno. Il muro che
cingeva tale giardinetto è stato abbassato, ed il
portone trasferito.
Chiesa di Santa Maria
Le
prime notizie di questa Chiesa risalgono al 1369, anno in
cui venne nominata in un contratto d’affitto. All’epoca
Porcia era retta da due vicariati, uno di San Giorgio e
l’altro appunto di S. Maria, detta anche “della
Madonna”. A quest’ultima era affidata in quell’epoca,
e probabilmente fino alla metà del 1700, la gestione
di un piccolo ospedale o rifugio per i pellegrini, che sicuramente
si può identificare con un edificio quasi addossato
al fianco sinistro della chiesa e demolito nel 1970, dopo
aver recuperato gli affreschi che lo adornavano. I due vicariati
continuarono a funzionare separati fino al 1793, anno in
cui furono riuniti in un'unica prebenda, che venne innalzata
poi, nel 1804, al titolo arcipretale.
L’opera fu rimaneggiata in più occasioni: ricostruita
in forme rinascimentali tra il 1555 ed il 1560, restaurata
dopo il terremoto del 1873, che provocò la caduta
sopra l’abside di una parte della cuspide del campanile,
ed infine i più recenti restauri, conclusisi nel
1984 a seguito dei gravi danni del sisma del 1976, che hanno
riportato alla luce i primitivi elementi architettonici
e decorativi, mantenendo, però le due cappelle ottocentesche.
Si tratta di una architettura cinquecentesca senza esempi
in Regione, che presenta solo una lontana risonanza con
la “Chiesa dei Pagani” di Aquileia, del IX /
X secolo e con alcune costruzioni religiose di Summaga.
In entrambi i casi il motivo dominante sono la serie di
nicchie che movimentano le pareti. Potrebbe trattarsi di
una semplice coincidenza, oppure, secondo un’altra
ipotesi, il costruttore potrebbe aver visto ed essersi ispirato
all’opera aquileiese; rimane però il fatto
che questo motivo non viene ripetuto in alcuna altra costruzione
regionale.
All’interno si possono ammirare le seguenti opere:
- sopra l’arco trionfale, un affresco di Gian Girolamo
Stefanelli, che operò nel Pordenonese nel ‘500,
raffigurante l’”Eterno Padre”;
- nell’arco trionfale, all’altezza dei capitelli,
un grande Crocifisso ligneo di buona fattura, risalente
alla fine del sec. XVI;
- sull’altare centrale, la statua della Madonna
di Porcia, di forme senesi, risalente alla fine del sec.
XV, recentemente restaurata;
- sugli altari laterali, pregevoli pale, fra cui, di
particolare pregio, la Pala dell’Assunta di Andrea
Vicentino del 1600;
- tre altari lignei, di cui due dorati, attribuiti alla
bottega dei Ghirlanduzzi di Ceneda, risalenti alla prima
metà del sec. XVII, ed il terzo, non dorato, di
autore ignoto;
- sulle pareti sei tele di Isacco Fischer il vecchio,
che operò a Porcia negli anni 1673 e 1674.
Campanile
Contemporaneamente alla prima trasformazione, nel secolo
XVI, venne costruito il campanile, sul lato sud dell’abside,
lesenato sugli angoli e svettante in una cuspide in cotto
risolta a “squame di pesce”.
Bibliografia: Chiesa di S. Maria – 1984
segue
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