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Festa di Salamanca
Ma che cosa significa questo nome?
Come in ogni antico castello che si rispetti, anche in quello
di Spittal an der Drau, noto oggi come Castello Porcia,
c’è una figura
femminile piena di mistero: la Contessa Catarina di Salamanca,
moglie di Georg di Ortenburg-Salamanca,. Secondo alcuni
era della famiglia dei Khevenhüller, secondo altri
una Schrottenbach, altri ancora ritengono di provenienza
spagnola.
Mentre il conte Georg di Ortenburg era di animo generoso
e aperto, la contessa è passata alla storia leggendaria
come donna cattiva, avida e avara. Un giorno essa, esasperata
dai mendicanti affamati che chiedevano di poter avere almeno
le briciole del lauto banchetto di festa, ordinò
ai servitori di liberare i cani dando il via ad una caccia
all’uomo. Mesner, il mendicante più anziano,
non riuscì a sfuggire alla furia dei cani, ma con
l’ultimo filo di voce urlò verso la contessa:
“Maledetta! Tre volte maledetta! Come ora io muoio,
così morirà il tuo unico amato figlio, Hans.”
Tali parole spaventarono la contessa che da quel giorno
non perse di vista il figlio fino a quando, ormai grande,
dovette concedergli di andare a Villach. Hans partì
quindi con un paio di servitori, i migliori
suoi cavalli e due forti alani. Per strada gli si avvicinò
un cavaliere chiedendogli informazioni su Spittal, sua città
d’origine, da cui mancava da parecchio tempo, e su
Mesner, suo padre. Il giovane Hans rispose che il vecchio
Mesner era morto da tempo, quando egli era ancora un bambino,
e che ora riposava presso Maria im Dornach.
Il cavaliere volle quindi regalare ad Hans i suoi due cani
bracco, molto più validi degli alani. Il giovane
conte, felice del regalo, s’inchinò ad accarezzare
i due cani, facendo così ingelosire gli alani, che
si avventarono sui rivali. Hans cercò inutilmente
di separare i cani inferociti: essi gli si rivolsero contro
e per lui non ci fu più scampo. Nello stesso tempo
la contessa Catarina aveva la terribile visione dell’accaduto.
Da quel giorno essa divenne ancora più arcigna, insopportabile
e avida: solo la sua cameriera poteva starle accanto. A
chi poteva ormai lasciare tutti i suoi tesori?
Nessuno ne era degno. Decise così di nasconderli
entro le mura del castello. La fedele cameriera suggerì
di chiamare un vecchio muratore sordo muto, che mai avrebbe
potuto rendere noto il nascondiglio. Dietro grande ricompensa
il muratore eseguì il lavoro, ma la nobildonna, non
fidandosi di lui, aiutata dalla cameriera, lo uccise. Anche
la giovane serva però conosceva il nascondiglio,
avrebbe quindi potuto impossessarsi del tesoro di Salamanca.
Che fare? Con le più cattive intenzioni la Contessa
Catarina ordinò alla giovane di accompagnarla nelle
cantine del castello. La ragazza, portando una lanterna,
precedeva la sua
signora. Improvvisamente questa colpì violentemente
al capo la domestica con una pesante pantofola d’argento.
Ora non ci sarebbero stati più testimoni. Con le
sue stesse mani Catarina di Salamanca trascinò il
corpo della domestica fino al luogo dove era nascosto il
tesoro e immurò anche la povera ragazza. Da quella
notte nessuno, tranne una domestica muta, vide più
la contessa Catarina, mai più essa lasciò
le sue stanze, fino a quando i servi della casa non la trovarono
morta nel suo letto. Mentre però il suo corpo lasciava
questa vita terrena, non altrettanto fu per il suo tormentato
spirito: ancora oggi esso vaga per corridoi, scaloni e sale
del castello.
Così
vuole la leggenda, così vogliono gli uomini che s’interrogano
sui segreti dello splendido castello. La verità è
però ben altra: la contessa Katharina di Salamanca
fu una donna di animo buono e gentile, riservata, mai malvagia.
La nostra povera contessa di Salamanca sembra essere il
capro espiatorio dei difficili anni attorno al 1600. Si
ritiene anche di vedere nella leggenda la durezza di Gabriel
di Salamanca e la mano dura dell’arciduca Ferdinando
nel periodo della controriforma.
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